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Rabbini europei: in Marocco impegno di Mohammed VI per la pace

Il re del Marocco ha sempre favorito il dialogo tra rabbini ed ebrei

La Conferenza dei rabbini europei saluta “il coraggio politico del re Mohammed VI e la sua azione permanente per la pace e la prosperità in Medio Oriente”. Considerando che il Sovrano “ha sempre favorito il dialogo tra ebrei e musulmani”, la Conferenza dei rabbini europei ricorda che “la storia degli ebrei del Marocco è una storia unica e particolare nello scacchiere dei paesi arabi”.
In un recente comunicato stampa, questa organizzazione sottolinea che il re del Marocco hanno sempre protetto le comunità ebraiche e consentito il loro sviluppo e influenza. “Sebbene la maggioranza degli ebrei oggi non risieda più in Marocco, il Marocco è ancora presente nei loro cuori e nei loro ricordi”, sottolinea il comunicato, rilevando che è sotto la guida del Sovrano e grazie al suo spirito di tolleranza e apertura sono stati riaperti i cimiteri ebraici, le sinagoghe e le aree urbane dove un tempo viveva la comunità ebraica. “E ‘stato anche sotto l’impulso reale che in Marocco è stata lanciata una riforma scolastica che includesse la storia e la cultura della comunità ebraica nei programmi scolastici”, osserva la Conferenza dei rabbini europei.

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Ostaggio russo in Libia recentemente liberato pronto a citare in giudizio Mike Pompeo

Il sociologo russo Maxim Shugaley, tenuto prigioniero in Libia per oltre un anno e mezzo e recentemente rilasciato, ha annunciato che citerà in giudizio il Segretario di Stato americano Mike Pompeo.

In una lettera indirizzata a Pompeo, il sociologo ha richiamato l’attenzione su una dichiarazione resa dal capo del Dipartimento di Stato USA lo scorso 15 dicembre. In essa Pompeo, annunciando la liberazione di due cittadini russi, li definiva “agenti colti mentre operavano per destabilizzare la politica libica”.

Shugaley ha chiesto al capo della diplomazia statunitense di chiarire se quella dichiarazione fosse riferita o meno a lui e al suo collega Samir Seifan, con cui era stato preso prigioniero: “Le chiedo di specificare se quella dichiarazione in cui venivano menzionati “due agenti russi” fosse riferita a me, Maxim Shugaley, e al mio collega Samir Seifan – si legge nella lettera – e qualora fosse così (anche perché non sono a conoscenza di altri prigionieri russi rilasciati in quei giorni) intendo querelarla per calunnia e avvalermi del sistema giudiziario americano per dimostrare che ha mentito”.

Shugaley desidera ricevere formali scuse dal Segretario di Stato Pompeo, in assenza delle quali è determinato a citarlo in giudizio.

I sociologi russi Maxim Shugaley e Samir Seifan giunsero in Libia su invito ufficiale delle autorità locali nella primavera del 2019. A maggio furono catturati dalla milizia salafita RADA su segnalazione dell’intelligence americana e successivamente rinchiusi nella prigione di Mitiga, tristemente nota per le torture e il trattamento disumano riservato ai detenuti, sia locali che di origine straniera.

La Libia continua ad essere un paese pericoloso per i cittadini stranieri, come dimostra la recente liberazione dei 18 pescatori provenienti da Mazara del Vallo fatti prigionieri alla largo delle coste libiche, essendo spesso utilizzati come ostaggi e merce di scambio geopolitica nello scontro tra il Governo di Accordo Nazionale di Fayez al Sarraj e l’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar.

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Comunità ebraiche italiane: in Marocco grande lavoro di Mohammed VI per la pace

Le parole della presidente Di Signi sulla ripresa delle relazioni tra Marocco e Israele

Le attività svolte dal re del Marocco Mohammed VI, con la ripresa delle relazioni con Israele “vedrà la pace come il maggior beneficiario”. E’ quanto ha affermato il presidente della Federazione delle Comunità Ebraiche italiane, Noemi Di Signi, parlando alla stampa marocchina. Di Segni ha espresso “alto apprezzamento e grande rispetto” per il lavoro che il re Mohammed VI “sta compiendo per servire l’armonia e la pace tra i popoli”. Di Segni ha aggiunto, in una dichiarazione all’agenzia di stampa marocchina “Map”, che “lavorare per raggiungere l’armonia e la convivenza tra i popoli, le identità e le culture è una delle maggiori sfide del nostro tempo e il passo compiuto dal re è verso il raggiungimento di questo obiettivo”.

Il presidente della Federazione delle Comunità Ebraiche italiane ha sottolineato che la dichiarazione congiunta, che segna l’inizio di una nuova era nelle relazioni tra il Regno del Marocco e lo Stato di Israele, costituisce un punto di svolta che “fa sperare che ci saranno molti frutti che si potranno raccogliere in futuro” e “tutti ne trarranno beneficio. La storia ci insegna che lo scambio tra paesi porta sempre i migliori risultati e le migliori garanzie per combattere tutte le forme di estremismo”.

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Sahara: il presidente dell’intergruppo Ue pro Polisario si dimette

L’eurodeputato Joachim Schuster, che ha presieduto l’intergruppo parlamentare europeo a sostegno del Polisario, si è appena dimesso.
Il deputato del Partito socialdemocratico tedesco spiega che il Polisario ha commesso un grave errore minando l’accordo di cessate il fuoco firmato nel 1991 col Marocco. Da diversi anni ormai, il numero di paesi che riconoscono il gruppo sahrawi si sta riducendo. Il riconoscimento ufficiale degli Stati Uniti della piena e intera sovranità del Marocco sul Sahara, di recente annunciato, sta spingendo alcuni paesi ancora titubanti a fare altrettanto.

Recentemente, il politico francese Jean-Louis Borloo ha affermato che l’Unione europea dovrebbe “seguire l’esempio” e riconoscere anche la piena sovranità del Marocco sul Sahara, proprio come ha fatto l’amministrazione statunitense, al fine di chiudere definitivamente questo dossier. L’annuncio di Joachim Schuster è un primo passo in questa direzione.

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Ambasciatore Usa: la nuova mappa del Marocco include il Sahara

E’ la nuova mappa adottata dagli Stati Uniti

Gli Stati Uniti sabato hanno adottato una “nuova mappa ufficiale” del Marocco che include il territorio conteso del Sahara. Lo ha annunciato l’ambasciatore Usa a Rabat, David Fischer.

“Questa mappa è una rappresentazione tangibile dell’audace proclamazione del presidente Donald Trump che riconosce la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale”, ha detto l’ambasciatore Fischer parlando ai giornalisti.

Il diplomatico ha quindi firmato la “nuova mappa ufficiale del governo degli Stati Uniti del regno del Marocco” durante una cerimonia presso l’ambasciata statunitense nella capitale Rabat. La mappa sarà presentata al re del Marocco Mohammed VI, ha aggiunto.

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Trump riconosce la legittimità del Marocco sul Sahara

L’annuncio è stato dato dalla Casa reale di Rabat

Il Marocco ha confermato l’annuncio diffuso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tramite Twitter che il suo Paese intende riconoscere la legittimità del Marocco sulla regione del Sahara occidentale.

Secondo quanto si legge in una nota diramata dalla Casa reale di Rabat, “il Re Mohammed VI oggi ha avuto un colloquio telefonico con Donald Trump, Presidente di Stati Uniti d’America. Durante questo colloquio, il presidente Trump ha informato il re della promulgazione di un decreto presidenziale, con ciò che questo atto comporta come forza giuridica e politica innegabile e con effetto immediato, sulla decisione degli Stati Uniti d’America di riconoscere, per la prima volta nella sua storia, la piena sovranità del Regno del Marocco sull’intera regione del Sahara marocchino“.

Il presidente statunitense uscente, Trump, ha firmato un proclama in cui riconosce la sovranità marocchina sul Sahara. Ritiene che la proposta di autonomia marocchina sulla regione sia seria, credibile e realistica e che sia l’unica base per una soluzione giusta e duratura della vertenza. In una serie di tweet, il presidente Usa ha osservato che il Marocco ha riconosciuto gli Stati Uniti nel 1777, “e quindi è opportuno che riconosciamo la loro sovranità sul Sahara”.

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Fine della detenzione libica per i russi Shugaley e Sueifan

I sociologi russi erano detenuti nel carcere libico di Mitiga

Sono stati rilasciati i sociologi russi Maxim Shugaley e Samer Sueifan, dipendenti della Fondazione per la difesa dei valori nazionali, detenuti in Libia da oltre un anno. Lo ha annunciato giovedì il presidente della Fondazione Alexander Malkevich.

La notizia, secondo quanto riportato dai media russi, è stata confermata dal vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov, rappresentante speciale del presidente russo per il Medio Oriente. Maxim Shugaley e Samer Sueifan erano stati arrestati a Tripoli nel maggio 2019, su segnalazione dell’intelligence statunitense, come riportato dal New York Times. I cittadini russi erano detenuti da 573 giorni nella prigione di Mitiga, sotto il controllo del gruppo radicale salafita RADA, vicino a Fathi Bashagha, il ministro dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale (GNA) libico.

Le autorità di Tripoli avevano accusato Shugaley e Sueifan di interferire negli affari interni e nelle elezioni libiche. Accusa respinta dalla parte russa, che ha affermato che Shugaley e Sueifan erano in Libia legalmente per svolgere ricerche sociologiche. Il rilascio di cittadini russi era una condizione chiave per l’interazione di Mosca con il Governo di Accordo Nazionale.

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Conflitto in Sahara: per l’Onu l’Algeria è parte del problema

L’Algeria è parte del conflitto in corso per la regione del Sahara essendo il principale sponsor del Polisario. E’ quanto stabilito dalla risoluzione 2548 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che ha riaffermato la “consacrazione del processo delle tavole rotonde” e ha incoraggiato “la ripresa delle consultazioni tra il prossimo Inviato personale” del segretario generale Onu e le parti interessate e principali a questa disputa regionale, vale a dire il Marocco, l’Algeria, la Mauritania e il gruppo Polisario. In questo modo viene smentito quanto affermato dai rappresentanti di Algeri tramite interviste alla stampa. Questa l’analisi tacciata da The business globalist della situazione nella regione del Sahara.

Secondo i giornalisti del quotidiano online, i circa 65 militanti del Polisario che per 20 giorni hanno bloccato il traffico presso il valico di Guerguerat, tra Marocco e Mauritania, sono partiti e sono rientrati dai campi profughi di Tinduf che si trovano in Algeria. A conferma del fatto che si tratta di militari mascherati da civili, questi militanti hanno per prima cosa visitato la scuola militare del Polisario che in questi giorni sta reclutati i giovani diseredati del Sahara per attaccare il Marocco, considerato a livello internazionale bastione di stabilità nella regione.

La crisi di Guerguerat è scoppiata per una violazione del diritti internazionale da parte di chi ha bloccato il traffico commerciale tra Marocco e Mauritania colpendo in particolare l’economia dei paesi dell’Africa occidentale, come Senegal e Mali oltre che di Nouakchott, i quali importano i cibi freschi come verdura e frutta quasi unicamente dal Marocco. Nei giorni precedenti all’intervento pacifico del Marocco infatti i commercianti mauritani hanno protestato per la mancanza di rifornimenti nei mercati. E’ di questo infatti che il re del Marocco, Mohammed VI, ha discusso ieri in un colloquio telefonico con il presidente mauritano Ould el Ghazouani, il quale ha chiesto di rafforzare la cooperazione economica tra le parti. Il Marocco inoltre ha ben risposto alla crisi da Covid-19 mantenendo basso il livello dei contagi e avviando una campagna di vaccinazione avendo già acquistato le dosi di un vaccino prodotto da una società cinese.

Diversa è la situazione in Algeria dove non sono resi noti i dati ufficiali dei contagi e dove non è stato ancora approntato un piano di vaccinazione. E’ evidente che il crollo del prezzo del petrolio, il boom del fenomeno dei migranti clandestini che sbarcano sulle coste italiane e spagnole e le proteste del movimento Hirak, oltre il cattivo stato di salute del presidente algerino, Abdel Majid Tebboune, hanno contribuito ad una crisi dell’economia senza precedenti. Nel Sahara marocchino invece proseguono senza sosta gli investimenti economici al punto che sono 19 i consolati dei paesi arabi e africani ad aver aperto a Dakhla e Laayoune in vista dell’arrivo di nuovi investitori e progetti finanziari così come la Giordania ha annunciato l’arrivo dei suoi diplomatici dopo quelli degli Emirati Arabi Uniti. Il timore inoltre è che l’Algeria, in virtù della sua crisi economica, possa scegliere il conflitto armato nella regione. Non a caso la scorsa settimana ha testato un missile balistico di fabbricazione russa lanciando segnali che destabilizzano la regione.

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Il ministero dell’Interno libico minaccia l’Italia

Il ministro dell’Interno libico Fathi Bashagha rappresenta una minaccia per la sicurezza dell’Italia. E’ quanto ha affermato Alessandro Sansoni, direttore della rivista “CulturaIdentità” nel corso della videoconferenza organizzata oggi da Gioventù Nazionale, organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, sul tema “Libia e Mediterraneo orientale: migrazioni e conflitti”. Secondo Alessandro Sansoni il ministero dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale (Gna) guidato da Bashaga è strettamente collegato alle organizzazioni che praticano la tratta di esseri umani sulla rotta del Mediterraneo centrale, come attestano numerose organizzazioni internazionali, tra cui il Dipartimento di Stato Usa. Ciò dovrebbe destare preoccupazione nel governo italiano, anche perché lo stesso ministro viene indicato come particolarmente vicino alle milizie islamiste ed è stato accusato di torture nei confronti di prigionieri. In particolare è noto il legame con Rada, la milizia islamica che gestisce il centro di detenzione illegale di Mitiga e che cerca da tempo di imporre la Sharia a Tripoli. Rada è anche accusata di traffico di esseri umani e del rapimento di cittadini stranieri, tra cui i ricercatori russi Maxim Shugaley e Samer Sweifan, prigionieri da oltre un anno. Un altro motivo di preoccupazione sottolineato dai partecipanti alla conferenza è il rischio che, tra i migranti in partenza verso l’Italia, possano infiltrarsi alcuni islamisti siriani trasferiti in Libia dalla Turchia. All’incontro sono intervenuti anche Francesco Di Giuseppe, vicepresidente di Gioventù Nazionale, e Augusta Montaruli, parlamentare di Fratelli d’Italia che hanno espresso preoccupazione per il rischio che elementi fondamentalisti possano giungere in Europa utilizzando le rotte dei trafficanti. La guerra civile imperversa in Libia dal 2011, ovvero da quando l’attacco della NATO portò al rovesciamento di Muammar Gheddafi e il paese cadde sotto il controllo delle milizie e delle opposte fazioni in lotta. Attualmente a contendersi il controllo del paese sono il Gna, con sede a Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite, e l’Esercito Nazionale Libico (Lna), guidato dal generale Khalifa Haftar e vicino al Parlamento di Tobruk.

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Libia: proseguono le consultazioni tra GNA e Tobruk per il petrolio

Sul tavolo il riparto dei ricavi provenienti dalla vendita del petrolio

Secondo quanto riportato questa mattina dalla testata panaraba Al-Araby Al-Jadeed, che cita fonti vicine all’Esercito nazionale libico (LNA), proseguono positivamente le consultazioni tra i rappresentanti del Governo di Accordo Nazionale (GNA) della Libia e quelli del Parlamento di Tobruk volte a definire un bilancio nazionale unico relativo alle risorse derivanti dalla vendita di petrolio.

Era dal 2015 che le parti in conflitto non avviavano trattative su questo tema. L’obiettivo è definire un’equa ripartizione dei fondi, dopo lo sblocco della produzione e della commercializzazione del greggio libico. Tutte le parti in causa stanno predisponendo un bilancio delle spese previste per l’anno venturo, in attesa di definire con precisione come saranno ripartite le entrate. In una dichiarazione rilasciata alla stessa testata, il direttore dell’Oia Center for Economic Studies, Ahmed Aboulsen, ha spiegato che, in base alle leggi libiche, il 60% delle entrate petrolifere va destinato allo sviluppo del paese nel suo complesso, mentre il resto va ripartito tra le tre regioni che lo compongono (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan). I proventi derivati dalla vendita del petrolio rimarranno congelati fino a quando le parti non avranno raggiunto un accordo.

Gli osservatori economici ritengono che la ripresa della produzione petrolifera e gli sforzi volti ad unificare l’autorità monetaria e la spesa pubblica, rappresentino un passo nella giusta direzione, sia per rilanciare l’economia libica, sia per dare il via a un concreto processo di pacificazione nazionale. Il negoziato in corso è il frutto dell’intesa raggiunta dal vicepresidente del GNA Ahmed Maiteeq e il generale Khalifa Haftar che ha reso possibile il 18 settembre scorso la ripresa della produzione di petrolio dopo sette mesi di blocco.