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Marocco: Mohammed VI nomina El Yazid Er-Radi Segretario Generale del Consiglio Superiore degli Ulema

Il Re Mohammed VI, in qualità di Comandante dei Credenti del Marocco, ha ricevuto martedì 14 aprile 2026 al Palazzo Reale di Rabat il signor Mohamed Yssef, ex Segretario Generale del Consiglio Superiore degli Ulema, insignendolo del Wissam Al Arch (Grande Ufficiale). Lo riporta l’agenzia di stampa del Marocco “Map”.

Il Sovrano ha conferito la decorazione in riconoscimento degli “encomiabili servizi resi alla sua Religione, alla sua Patria e al suo Re” nelle varie missioni e responsabilità svolte.

Successivamente, il Re ha ricevuto il signor El Yazid Er-Radi, che Sua Maestà ha nominato nuovo Segretario Generale del Consiglio Superiore degli Ulema.

In questa occasione, il Sovrano ha impartito al nuovo responsabile le Sue Alte Direttive affinché il Consiglio possa adempiere alle sue missioni di promozione della Santa Religione musulmana, permeata dai valori di moderazione ed equilibrio, e di preservazione delle costanti religiose del Regno.

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Rabat dà il via alle celebrazioni Capitale Mondiale del Libro UNESCO 2026

E ospita la 31ª Fiera Internazionale del Libro e dell’Editoria (SIEL)

Sotto l’Alto Patrocinio del Re Mohammed VI, il Regno del Marocco si prepara ad ospitare un evento culturale eccezionale, che unisce il lancio ufficiale del programma “Rabat Capitale Mondiale del Libro 2026” (a partire dal 24 aprile 2026) alla 31ª Fiera Internazionale del Libro e dell’Editoria (SIEL), dal 1° al 10 maggio 2026. La capitale marocchina conferma così il suo status di crocevia culturale e polo globale per la cultura e l’industria della conoscenza.

La designazione di Rabat come Capitale Mondiale del Libro nell’ambito dell’iniziativa UNESCO corona la storia millenaria della città, il suo impegno costante per la cultura e l’istruzione e il dinamismo del suo settore librario. Con oltre 54 case editrici e un numero crescente di librerie, Rabat è oggi un motore chiave per la democratizzazione della conoscenza. La SIEL, evento di punta organizzato dal Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione, è una delle fiere del libro più importanti del continente africano. Rappresenta una tappa fondamentale di questa grande celebrazione annuale.

In collaborazione con i partner nazionali e gli enti UNESCO, il Ministero sovrintende alla realizzazione di un programma annuale completo, che comprende 342 attività organizzate attorno a 12 temi. Queste iniziative mirano a portare i libri oltre i loro contesti tradizionali, raggiungendo i cittadini in ospedali, centri di riabilitazione, orfanotrofi, piazze e sui mezzi di trasporto pubblici.

Al centro di questa dinamica, la 31ª edizione della SIEL presenterà una vasta offerta culturale, con la partecipazione di 890 espositori (320 diretti e 570 indiretti) provenienti da 60 paesi e oltre 130.000 titoli. La Francia è il paese ospite d’onore di quest’anno. Questa edizione renderà inoltre omaggio all’esploratore marocchino del XIV secolo Ibn Battuta, ponendo la letteratura di viaggio al centro delle discussioni.

La fiera offre un ricco programma culturale, con oltre 204 eventi e la partecipazione di 720 pensatori e creatori, che affronteranno temi contemporanei legati alla lettura, nonché le innovazioni nei settori culturali e creativi.

Informazioni sulle Capitali Mondiali del Libro

Le città designate Capitali Mondiali del Libro dalla Direzione Generale dell’UNESCO, su raccomandazione di un comitato consultivo, si impegnano a promuovere i libri e la lettura per tutte le età e fasce d’età, sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali, e a organizzare un programma di attività che si estende per tutto l’anno.

Rabat, ventiseiesima città a detenere questo titolo dal 2001, succede a Madrid (2001), Alessandria (2002), Nuova Delhi (2003), Anversa (2004), Montréal (2005), Torino (2006), Bogotà (2007), Amsterdam (2008), Beirut (2009), Lubiana (2010), Buenos Aires (2011), Yerevan (2012), Bangkok (2013), Port Harcourt (2014), Incheon (2015), Breslavia (2016), Conakry (2017), Atene (2018), Sharjah (2019), Kuala Lumpur (2020), Tbilisi (2021), Guadalajara (2022), Accra (2023), Strasburgo (2024) e Rio de Janeiro (2025).

Il Comitato consultivo UNESCO per Capitale mondiale del libro è composto da rappresentanti della Federazione europea e internazionale dei librai (EIBF), del Forum internazionale degli autori (IAF), della Federazione internazionale delle associazioni e istituzioni bibliotecarie (IFLA), dell’Associazione internazionale degli editori (IPA) e dell’UNESCO.

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Sahara: Mali annuncia il ritiro del riconoscimento della sedicente “RASD”

La Repubblica del Mali ha annunciato oggi che, “dopo un’analisi approfondita di questa importante questione (del Sahara), che ha un impatto sulla pace e la sicurezza subregionale, la Repubblica del Mali ha deciso oggi di ritirare il riconoscimento della cosiddetta ‘Repubblica Araba Democratica Saharawi'”. Questa posizione è stata espressa in una dichiarazione rilasciata dal governo maliano e pronunciata dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica del Mali, Abdoulaye Diop, a seguito del suo incontro con l’omologo marocchino. Il Ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione Africana e dei Marocchini Residenti all’Estero, Nasser Bourita, si trova in visita a Bamako su alte istruzioni del Re Mohammed VI. Nella stessa dichiarazione, il Mali “sostiene il piano di autonomia proposto dal Marocco come unica base seria e credibile per la risoluzione di questa controversia e considera una vera autonomia sotto la sovranità marocchina come la soluzione più realistica”. Il Mali esprime inoltre “il suo sostegno agli sforzi delle Nazioni Unite e dell’Inviato personale del Segretario generale, nonché alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, in particolare alla risoluzione 2797 (2025), adottata il 31 ottobre 2025”, prosegue il documento. Il ministro maliano ha anche affermato che questa decisione sarà condivisa con le organizzazioni regionali e internazionali di cui il Mali è membro, nonché con il corpo diplomatico accreditato a Bamako.

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Il Kenya sostiene il piano di autonomia del Sahara sotto la sovranità marocchina

Il Kenya ha espresso il proprio sostegno all’autonomia del Sahara occidentale sotto la sovranità marocchina e ha ribadito la propria intenzione di cooperare con gli Stati che condividono la stessa posizione per promuoverne l’attuazione. E’ quanto riferisce l’agenzia marocchina Map, precisando che la posizione è stata espressa in occasione della prima sessione della Commissione congiunta di cooperazione Marocco-Kenya copresieduta a Nairobi dal ministro degli Esteri del Marocco, Nasser Bourita, e dal premier e ministro degli Esteri del Kenya, Musalia Mudavadi.

Nel comunicato congiunto adottato al termine della sessione, il Kenya ha “accolto con favore il crescente consenso internazionale e l’impulso dato dal Re Mohammed VI a favore del piano di autonomia presentato dal Regno del Marocco”, definendo l’autonomia “l’unica soluzione credibile e realistica per risolvere la controversia sul Sahara”.

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Arabia Saudita: interrotte attività in diversi impianti energetici a seguito dei recenti attacchi

Una fonte ufficiale del Ministero dell’Energia dell’Arabia Saudita ha dichiarato che importanti infrastrutture energetiche del Regno sono state recentemente oggetto di molteplici attacchi. Lo riporta l’agenzia di stampa saudita “SPA”. Questi attacchi hanno colpito impianti di produzione, trasporto e raffinazione di petrolio e gas, nonché impianti petrolchimici e il settore elettrico a Riyad, nella Provincia Orientale e nella Città Industriale di Yanbu. Gli attacchi hanno causato la morte di un cittadino saudita addetto alla sicurezza industriale della Saudi Energy Company e il ferimento di altri sette cittadini sauditi che lavoravano per la stessa azienda. Gli attacchi hanno inoltre interrotto diversi processi operativi in ​​infrastrutture chiave del sistema energetico.

Tra questi attacchi, si segnala quello a una stazione di pompaggio del vitale oleodotto Est-Ovest, con una conseguente perdita di circa 700.000 barili al giorno di volume pompato attraverso l’oleodotto, che rappresenta la principale via di approvvigionamento per i mercati globali in questo periodo. Anche l’impianto di raffinazione del petrolio di Manifa è stato preso di mira, con una conseguente riduzione di circa 300.000 barili al giorno (bpd) della sua capacità produttiva. Questo attacco ha fatto seguito a un precedente attacco all’impianto di raffinazione di Khurais, che aveva anch’esso ridotto la sua produzione di 300.000 bpd, portando la capacità produttiva totale del Regno a 600.000 bpd.

Gli attacchi si sono estesi ai principali impianti di raffinazione, tra cui quelli di SATORP a Jubail, la raffineria di Ras Tanura, la raffineria di SAMREF a Yanbu e la raffineria di Riyadh, con un impatto diretto sulle esportazioni di prodotti raffinati verso i mercati globali. Inoltre, si sono verificati incendi presso gli impianti di raffinazione di Ju’aymah, con ripercussioni sulle esportazioni di gas di petrolio liquefatto (GPL) e liquidi di gas naturale.

Il protrarsi di questi attacchi provoca una carenza di approvvigionamenti e rallenta il ritmo della ripresa, con ripercussioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti per i paesi beneficiari e un aumento della volatilità dei mercati petroliferi. Ciò ha avuto un impatto negativo sull’economia globale, soprattutto a causa dell’esaurimento di gran parte delle scorte operative e di riserva (di emergenza) a livello mondiale, che ha compromesso la disponibilità di riserve e limitato la capacità di far fronte a questa carenza di approvvigionamenti.

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Sahara: i Paesi Bassi considerano l’autonomia sotto la sovranità marocchina la soluzione più praticabile

Il Ministro degli Affari Esteri del Regno dei Paesi Bassi, Tom Berendsen, intervenendo martedì a Rabat in una conferenza stampa a seguito dell’incontro con il Ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione Africana e dei Marocchini all’Estero, Nasser Bourita, ha dichiarato che “i Paesi Bassi considerano l’autonomia effettiva sotto la sovranità marocchina la soluzione più praticabile” alla controversia sul Sahara. Tale posizione è stata inoltre ribadita in un comunicato congiunto diffuso al termine dei colloqui tra Bourita e Berendsen, in visita di lavoro in Marocco il 7 e l’8 aprile. Berendsen ha inoltre riaffermato il sostegno dei Paesi Bassi alla Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché agli sforzi dell’Inviato Personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, volti a “facilitare e condurre negoziati basati sul piano di autonomia proposto dal Marocco, al fine di raggiungere una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile”. Inoltre, secondo il comunicato congiunto, il Ministro degli Affari Esteri del Regno dei Paesi Bassi ha indicato che “i Paesi Bassi agiranno in conformità con la propria posizione, anche a livello diplomatico ed economico, nel rispetto del diritto internazionale”.

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Terrorismo: DGSN fondamentale per risoluzione 2 casi internazionali

La Direzione generale della sicurezza nazionale del Marocco (DGSN) fondamentale nella risoluzione di due casi internazionali di narco‑terrorismo e traffico di armi

La Direzione generale della sicurezza nazionale del Marocco (DGSN) ha svolto un ruolo decisivo nel successo delle indagini statunitensi che hanno portato alla condanna del doppio cittadino libano‑siriano Antoine Kassis per cospirazione narco‑terrorista e al conseguente smantellamento di una rete internazionale di traffico di armi legata al cartello messicano CJNG.

Nel caso Kassis, la DGSN ha fornito informazioni cruciali che hanno consentito alla DEA di dimostrare come il sospetto, sfruttando i suoi contatti alti nel regime siriano di Assad, abbia importato cocaina attraverso il porto di Latakia pagando fino a 10 000 USD al chilogrammo e riciclato oltre 100 milioni di dollari in meno di 18 mesi, fondi poi diretti a gruppi quali il Cartello di Sinaloa e Hamas. La giustizia americana ha pubblicamente riconosciuto che « Il contributo dei servizi DGSN-DGST è stato elogiato… in un caso internazionale che ha portato allo smantellamento di una gigantesca rete narco-terroristica » .

Nel secondo caso, relativo al traffico di armi destinato al cartello CJNG, la DGSN ha collaborato strettamente con le autorità marocchine per l’arresto a Casablanca e l’estradizione negli Stati Uniti del cittadino keniano Elisha Odhiambo Asumo, avvenuta l’11 marzo 2026, e ha contribuito all’individuazione e all’estradizione del bulgaro Peter Dimitrov Mirchev, successivamente processato davanti al tribunale federale della Virginia per cospirazione nel possesso di armi da fuoco e distribuzione di cocaina . L’operazione, sottolineata dai media marocchini, ha « neutralizzato una catena di approvvigionamento per un violento cartello messicano » grazie all’arresto di un sospetto a Casablanca e all’estradizione di diversi complici .

Questi risultati confermano l’impegno della DGSN nella lotta contro il narcoterrorismo e il traffico internazionale di armi, evidenziando la sua capacità di agire da ponte operativo tra le forze dell’ordine marocchine e quelle statunitensi nel contesto dell’Operazione Take Back America.

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Il narco–terrorismo che unisce Siria, ELN e cartelli latinoamericani

Un doppio cittadino libano–siriano, Antoine Kassis, è stato riconosciuto colpevole da una giuria federale negli Stati Uniti per il suo ruolo in un vasto complotto narco–terroristico legato al regime siriano di Bashar al‑Assad e a gruppi armati e cartelli operanti tra Medio Oriente e America Latina.  Il procedimento, celebrato davanti al tribunale federale del distretto Est della Virginia, si inserisce in una più ampia offensiva giudiziaria americana che mira a colpire l’intreccio tra traffico di droga, vendita illecita di armi e sostegno materiale a organizzazioni terroristiche designate.

Secondo gli atti giudiziari e le prove presentate nel corso del processo, Kassis, 59 anni, è un trafficante di droga basato in Libano che ha sfruttato un accesso privilegiato ai vertici del potere siriano per far circolare cocaina e armamenti, utilizzando il territorio e le infrastrutture del regime come retrovia logistica e corridoio di passaggio.  I profitti del narcotraffico venivano poi ripuliti attraverso una struttura di riciclaggio organizzata da un complice colombiano, con flussi finanziari che si sono rivelati di dimensioni eccezionali.

 Il legame diretto con il regime Assad

Uno degli elementi più significativi emersi in aula è il rapporto diretto di Kassis con la cerchia ristretta del potere siriano.  L’imputato ha dichiarato di essere cugino dell’ex presidente siriano Bashar al‑Assad e di lavorare a stretto contatto con il generale Maher al‑Assad, fratello dell’ex presidente, oltre che con altri alti responsabili militari del regime.  Questo canale privilegiato gli avrebbe consentito di accedere ad arsenali e sistemi d’arma originariamente forniti al regime da governi stranieri, tra cui Russia e Iran, e di reindirizzarli verso reti criminali e organizzazioni armate

Anche dopo l’indebolimento e la parziale caduta del controllo territoriale del regime, Kassis continuava ad avere a disposizione armi precedentemente consegnate a Damasco, evidenziando quanto questi stock militari possano trasformarsi in fonte di reddito illecito e strumento di proiezione d’influenza ben oltre il teatro siriano.

Parallelamente, altre prove hanno indicato come il regime abbia trasformato il proprio territorio in un hub per l’economia criminale, imponendo una vera e propria “tassa di controllo” sul transito di sostanze illecite e ricavando introiti significativi dalla produzione e distribuzione di Captagon, una sostanza stupefacente di tabella I, ormai divenuta una delle principali “valute” della criminalità mediorientale.

L’accordo con l’ELN colombiano: armi in cambio di cocaina

A partire da aprile 2024, Kassis e i suoi complici, basati tra Colombia e Messico, hanno negoziato un accordo di scambio con l’Ejército de Liberación Nacional (ELN), storico gruppo guerrigliero colombiano designato dal Dipartimento di Stato statunitense come organizzazione terroristica straniera.  Il patto prevedeva la fornitura all’ELN di armi di qualità militare deviate dagli arsenali del regime siriano in cambio di centinaia di chilogrammi di cocaina destinata ai mercati del Medio Oriente.

L’ELN, organizzazione che da decenni persegue il rovesciamento violento del governo democraticamente eletto della Colombia, avrebbe così ottenuto accesso a sistemi d’arma avanzati provenienti da un teatro di guerra mediorientale, mentre la cocaina immessa in Siria sarebbe stata ridistribuita nella regione sotto la supervisione diretta di Kassis.

Per sigillare l’intesa, Kassis ha viaggiato dal Libano al Kenya per incontrare un ispettore d’armi dell’ELN, firmando poi un contratto per l’importazione di un container di frutta dalla Colombia al porto siriano di Latakia, con l’intesa che il carico occultasse 500 chilogrammi di cocaina.  Il porto di Latakia, già noto per essere un punto nevralgico della proiezione economica e militare del regime, si conferma così snodo centrale anche per l’economia criminale transnazionale.

Secondo le prove presentate, i complici di Kassis sono riusciti a movimentare quasi 100 milioni di dollari in meno di 18 mesi, riciclando denaro non solo per conto del network siriano ma anche per organizzazioni come il cartello di Sinaloa, Hamas e altri gruppi criminali e terroristici.  Questo dato mette in luce l’esistenza di un sistema integrato in cui cartelli latinoamericani, reti jihadiste e apparati statali corrotti condividono canali finanziari, intermediari e protezioni politiche.

Rischi di pena e dimensione giudiziaria

A seguito della condanna, Kassis rischia ora una pena minima obbligatoria di 20 anni di reclusione e fino all’ergastolo, a conferma della gravità dei reati contestati, che combinano narco‑traffico, fornitura di sostegno materiale a un’organizzazione terroristica e uso strumentale di un apparato statale.  La sentenza definitiva sarà pronunciata il 2 luglio da un giudice federale, che dovrà applicare le linee guida statunitensi in materia di condanna tenendo conto anche di altri fattori previsti dalla legge.

L’indagine è stata condotta dall’Unità delle indagini bilaterali della Divisione operazioni speciali della DEA, con il supporto di numerosi uffici esteri dell’agenzia – da Bogotá a Cartagena, da Accra a Rabat, Nairobi, Amman, Istanbul, Panama City, Città del Messico e Madrid – a testimonianza di una cooperazione internazionale sempre più strutturata nel contrasto al narco‑terrorismo.  L’Ufficio degli affari internazionali del Dipartimento di Giustizia ha inoltre lavorato con le autorità keniote per ottenere l’arresto e l’estradizione di Kassis dal Kenya nel maggio 2025, mentre polizie e servizi di paesi come Colombia, Ghana, Marocco e Kenya hanno fornito assistenza determinante.

Questo caso rientra nell’Operazione “Take Back America”, iniziativa nazionale che mobilita l’insieme delle risorse del Dipartimento di Giustizia statunitense con l’obiettivo dichiarato di respingere quella che Washington descrive come un’“invasione” di immigrazione illegale, smantellare cartelli e organizzazioni criminali transnazionali e proteggere le comunità americane dai reati violenti.

La rete bulgaro–africana di forniture d’armi al CJNG

Accanto al dossier siriano, un secondo procedimento federale aperto nel distretto Est della Virginia mette in luce un’altra direttrice della medesima strategia americana: colpire le reti che forniscono armamenti di qualità militare a uno dei cartelli più violenti del Messico, il Cartel de Jalisco Nueva Generación (CJNG).

Il traffico è al centro di un caso che vede protagonista il bulgaro Peter Dimitrov Mirchev, estradato dalla Spagna negli Stati Uniti per rispondere di accuse di complotto per distribuire cocaina e complotto per la detenzione di armi da fuoco – incluse mitragliatrici e dispositivi distruttivi – in relazione a un crimine di narcotraffico.  Con lui sono coinvolti il keniota Elisha Odhiambo Asumo, il tanzaniano Subiro Osmund Mwapinga e l’ugandese Michael Katungi Mpweire, a conferma della dimensione transcontinentale di questa rete.

Arsenali per il CJNG: mitragliatrici, missili e sistemi antiaerei

Secondo l’atto d’accusa, almeno dal settembre 2022 i quattro avrebbero cospirato per fornire illegalmente armamenti di livello militare a diversi cartelli messicani, e in particolare al CJNG, considerato una delle più prolifiche e violente organizzazioni criminali transnazionali del paese.  L’elenco del materiale richiesto e offerto è impressionante: mitragliatrici, lanciagranate, granate, visori notturni, fucili da sniper, mine antipersona e sistemi antiaerei, con la prospettiva di ampliare ulteriormente l’arsenale fino a includere missili terra‑aria, droni antiaerei e sistemi d’arma ZU‑23.

Gli imputati avrebbero agito nella consapevolezza che tali armamenti sarebbero stati utilizzati per proteggere e facilitare il traffico di grandi quantitativi di cocaina verso gli Stati Uniti, intensificando il livello di violenza e capacità militare dei cartelli messicani.  Il 20 febbraio 2025, il CJNG è stato designato come organizzazione terroristica straniera ai sensi della legge statunitense e come terrorista globale specificamente designato ai sensi di un ordine esecutivo presidenziale, il che innalza ulteriormente il livello di responsabilità penale per chiunque lo rifornisca di armi o supporto.

Schemi di elusione dei controlli: gli EUC corrotti

Per aggirare i controlli internazionali sulle esportazioni di armamenti, Mirchev avrebbe condotto una serie di incontri con soggetti che si presentavano come rappresentanti del CJNG, impegnandosi a organizzare, coordinare e partecipare a transazioni illegali di armi cercando al contempo di sfuggire alla sorveglianza delle forze di polizia americane e internazionali.

Un punto chiave del meccanismo era l’ottenimento fraudolento di certificati di utente finale (End‑User Certificates, EUC) da parte di paesi che avrebbero falsamente indicato un destinatario legittimo delle armi, mascherando in realtà la destinazione finale verso il CJNG.  Asumo e Mwapinga sarebbero riusciti a procurarsi un EUC della Repubblica Unita di Tanzania per l’importazione di fucili d’assalto AK‑47, che è stato poi utilizzato da Mirchev per esportare dalla Bulgaria una spedizione di prova di 50 AK‑47, completi di caricatori e munizioni, con l’intenzione che le armi giungessero effettivamente nelle mani del cartello messicano.

In prospettiva, gli imputati avrebbero continuato a progettare forniture ancora più imponenti, elaborando per il CJNG una lista d’armamento dal valore di circa 53,7 milioni di euro (circa 58 milioni di dollari), mentre Asumo e Mwapinga si sarebbero impegnati a produrre nuova documentazione di controllo degli armamenti per coprire l’origine illegittima del materiale.

Il precedente Viktor Bout e le nuove accuse

Dai documenti giudiziari emerge inoltre che Mirchev era già stato coinvolto in passato in operazioni di fornitura d’armi a Viktor Bout, noto trafficante internazionale condannato negli Stati Uniti per complotto volto a uccidere cittadini americani, ufficiali ed impiegati federali, per l’acquisizione e l’esportazione di missili antiaerei, nonché per il sostegno materiale a un’organizzazione terroristica straniera.  Questo precedente colloca Mirchev al centro di una genealogia di broker d’armi che, nel corso degli anni, hanno rifornito una pluralità di attori armati in diversi teatri di crisi.

Nel nuovo caso, Mirchev è stato arrestato a Madrid l’8 aprile dalle autorità spagnole, mentre Asumo è stato fermato a Casablanca dalle autorità marocchine nella stessa data; Mwapinga è stato arrestato ad Accra, in Ghana, e successivamente estradato negli Stati Uniti, mentre Mpweire è tuttora latitante.  In caso di condanna, ciascuno degli imputati rischia una pena minima obbligatoria di 10 anni e fino all’ergastolo, anche se, come ricordano le autorità, le pene federali effettive tendono spesso a collocarsi al di sotto del massimo teorico.

L’indagine è stata ancora una volta guidata dalla Divisione operazioni speciali della DEA, con il supporto dell’Ufficio degli affari internazionali del Dipartimento di Giustizia e una fitta collaborazione con partner di sicurezza e giudiziari in Ghana, Spagna e Marocco, tra cui la Guardia Civil e, per la parte marocchina, la Direzione Generale de la Sûreté Nationale (DGSN) e la Direzione Générale de la Surveillance du Territoire (DGST).  Anche questo procedimento rientra nell’ombrello dell’Operazione “Take Back America”, confermando la centralità che Washington attribuisce alla lotta contro i cartelli e le reti transnazionali di traffico di armi e droga nel quadro più ampio della sicurezza interna.

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Sahara: Costa Rica considera l’autonomia sotto la sovranità marocchina come la soluzione più praticabile

E l’iniziativa di autonomia come “la base più appropriata, seria, credibile e realistica” per una soluzione

La Repubblica del Costa Rica ha dichiarato che l’iniziativa di autonomia presentata dal Marocco costituisce “la base più appropriata, seria, credibile e realistica per raggiungere una soluzione politica”, affermando che “l’autonomia sotto la sovranità marocchina potrebbe essere la soluzione più praticabile per risolvere” la controversia regionale relativa al Sahara marocchino.

Questa posizione è stata formalizzata nella Dichiarazione congiunta, firmata a Rabat, a seguito dei colloqui tra il Ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione Africana e dei Marocchini Residenti all’Estero, Nasser Bourita, e il Ministro delle Relazioni Esterne e del Culto della Repubblica del Costa Rica, Arnoldo André Tinoco, in visita di lavoro nel Regno.

Il Costa Rica ha sottolineato, a tal proposito, la sua intenzione “di agire sulla base di questa posizione a livello politico, diplomatico, economico e consolare”.

Inoltre, la Repubblica del Costa Rica, che ha accolto con favore l’adozione della Risoluzione 2797 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha sottolineato di “riconoscere l’importanza che il Regno del Marocco attribuisce alla questione del Sahara”, indicando di seguire con attenzione “l’attuale slancio positivo su questo tema sotto la guida di Sua Maestà il Re Mohammed VI”.

Nella stessa Dichiarazione congiunta, i due ministri hanno ribadito il loro sostegno all’Inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara, nonché ai suoi sforzi per promuovere il processo politico verso una risoluzione definitiva di questa controversia regionale.

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Sahara: Repubblica Ceca considera l’autonomia sotto sovranità marocchina la soluzione più praticabile

La Repubblica Ceca ha dichiarato giovedì che “l’autonomia genuina sotto la sovranità marocchina è la soluzione più praticabile” alla controversia sul Sahara, aggiungendo di voler agire di conseguenza.
Questa posizione è stata espressa nella Dichiarazione congiunta firmata a Rabat, a seguito di un incontro tra il Ministro degli Affari Esteri, della Cooperazione Africana e dei Marocchini all’Estero, Nasser Bourita, e il Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri ceco, Petr Macinka, in visita nel Regno per la prima volta.

La Dichiarazione congiunta specifica che l’Ambasciatore ceco in Marocco si recherà nella regione del Sahara per preparare le visite di imprenditori cechi e per sostenere iniziative economiche congiunte. Inoltre, la dichiarazione congiunta sottolinea che l’Ambasciata della Repubblica Ceca a Rabat estenderà ora la propria copertura consolare al Sahara, in linea con il resto del territorio del Regno, agendo così in conformità con la posizione della Repubblica Ceca sulla questione del Sahara marocchino a livello diplomatico, economico e consolare.
Accogliendo con favore l’adozione della Risoluzione 2797 (2025) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Repubblica Ceca “considera la proposta di autonomia del Marocco del 2007 come la base più appropriata, seria, credibile e realistica per raggiungere una soluzione politica giusta, duratura, reciprocamente accettabile e definitiva”, prosegue la dichiarazione congiunta.
I due ministri hanno inoltre ribadito il loro sostegno all’Inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara e ai suoi sforzi per promuovere il processo politico verso una soluzione politica definitiva a questa controversia regionale.