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Sahara: contro Ghali nuove denunce dai media spagnoli

I media spagnoli hanno pubblicato nuove denunce che riguardano il caso di Brahim Ghali, il leader del Fronte Polisario attualmente ricoverato in un ospedale iberico. L’ultima, come riporta il Nuovo Giornale Nazionale, è stata pubblicata dal giornale “La Razon” e riguarda Khadijatou Mahmoud la quale da undici anni, indiversi forum internazionali, denuncia le violenze subite. La donna afferma di averlo conosciuto quando era ambasciatore del gruppo in Algeria. La donna è nata nel luglio 1991 nei campi di Tindouf, in Algeria, e dal 1996 partecipa al programma “Vacanze in Pace”. È tornata nei campi per visitare la sua famiglia biologica, cogliendo l’occasione, di sfuggita, di lavorare come traduttrice per le ONG. Tutto è iniziato all’età di 18 anni e nonostante si fosse recata da un medico la madre le ha consigliato di non denunciare l’accaduto. Solo una volta tornata in Spagna, ha avuto il coraggio di denunciarlo nel 2013. Attualmente Khadijatou gode dello status di apolide, anche se vive con i suoi genitori adottivi spagnoli. Questa situazione, dichiara, ha rappresentato un ostacolo in tribunale, perché i fatti sono avvenuti all’estero e la pubblica accusa spagnola ha finito per respingere la sua denuncia nel 2018. Khadijatou spera che dopo il movimento #MeToo la sua futura denuncia venga accettata.

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Dall'Italia

Radio Kulturaeuropa, domani la nuova puntata

Andrà in onda domani, giovedì 29 aprile, una nuova puntata di Radio Kulturaeuropa. L’episodio sarà dedicato alla memoria dei camerati che il 29 aprile, in anni diversi, trovarono la morte per mano di assassini animati dall’odio politico. In merito alla trasmissione, i promotori della web radio hanno dichiarato: “l’episodio di domani non poteva non essere volto a celebrare il sacrificio di coloro che caddero sotto i colpi della violenza rossa: Carlo Borsani, reduce ed invalido di guerra freddato nel 1945 con un proiettile alla nuca dai partigiani comunisti; Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù che dopo essere stato aggredito da esponenti di Avangurdia Operaia a colpi di chiave inglese e dopo un calvario di 47 giorni in ospedale trovò la morte proprio il 29 aprile del 1975; Enrico Pedenovi, avvocato e consigliere del MSI alla provincia di Milano, ucciso dal fuoco di militanti dell’organizzazione Prima Linea mentre si stava recando alla commemorazione per Sergio”.
“Come ogni anno – hanno aggiunto gli animatori dell’emittente web -, così come per tutti i nostri caduti, sarà celebrato il rito del ‘Presente’ volto a ricordare e a rendere onore al sacrificio di quegli eroi che da sempre guidano il nostro cammino e condizionano le nostre scelte. Nella diretta di domani, per ripercorrere le storie dei caduti milanesi di quelle giornate, avremo gli interventi di Federico Goglio, editore e musicista che con il nome d’arte ‘Sköll’ ha cantato, tra l’altro, la storia di Ramelli e della madre, Guido Giraudo, giornalista e cantautore del gruppo di musica alternativa ‘Amici del Vento’, e di Matilde Petrella, portavoce di Azione Studentesca Modena. Verranno inoltre effettuati dei collegamenti telefonici con alcuni partecipanti alla manifestazione milanese prevista per le ore 20 a Via Paladini. Tra questi vi sarà anche Gabriele Adinolfi, saggista e storico animatore della sigla Terza Posizione”.
La trasmissione potrà essere seguita in diretta qui e sarà possibile interagire con gli ospiti mediante messaggio di WhatsApp al numero 324 953 95 64.

Le prossime attività della radio saranno pubblicizzate tramite l’account Facebook e quello Instagram.

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Approfondimenti Dall'Italia

Covid: rilancio dell’economia e green pass

I temi al centro della videoconferenza promossa dall’Ugl

“Uscire dal Covid. Dalle origini del virus al riconoscimento della reciprocità vaccinale per rilanciare l’economia”. È questo il tema della conferenza online organizzata questo fine settimana dall’Ugl. All’evento, moderato dal giornalista Alessandro Sansoni, hanno preso eminenti scienziati ed esponenti del mondo della comunicazione e delle istituzioni nazionali ed europee: il professore Mariano Bizzarri, segretario della Società mondiale di patologia clinica e docente presso l’Università La Sapienza di Roma; il professore Roberto Verna, presidente della Società mondiale di patologia clinica; Alessandro Rico,  giornalista del quotidiano La Verità; Gianmarco Volpe, giornalista dell’Agenzia di Stampa Nova; Cinzia Bonfrisco, europarlamentare della Lega; Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia; Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl e padrone di casa dell’evento. Il confronto ha messo al centro “il nodo del green pass nella ripresa delle attività economiche europee”, spiega Alessandro Sansoni nel corso del suo intervento. “Il riconoscimento della reciprocità vaccinale, anche a livello extraeuropeo, sarà al centro del dibattito internazionale per lungo tempo – prosegue – E la farraginosa burocrazia europea potrebbe portare in svantaggio gli Stati dell’Unione rispetto ad altri vicini”.
Il professore Mariano Bizzarri, ha sollevato il problema dei tamponi e del fenomeno dei falsi positivi: “Con la Società mondiale di patologia clinica abbiamo affrontato il tema in numerosi convegni e pubblicazioni, recentemente anche il New York Times ha rilevato che circa il 70 per cento dei tamponi risultati postivi al test Covid sono inattendibili, un dato che dovrebbe essere tenuto in maggior conto dal decisore politico”. “Inoltre – aggiunge – il rapporto tra numero di terapie intensive e il numero di morti per Covid19 è l’unico indice valido per valutare la gravità dell’epidemia, al contrario l’indice rt, attualmente in uso, è inattendibile per il dato più importante: la mortalità”, conclude Bizzarri, il quale in merito ha pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature uno studio con il professore Roberto Verna. Verna nel corso del suo intervento al webinar ha posto l’accento sugli effetti collaterali dei vaccini approvati in Italia: “Ai medici deve essere fornita un’informativa più accurata sulla composizione dei vaccini – spiega – ciò soprattutto alla luce dei casi di trombosi ed effetti collaterali emersi a seguito dell’inoculazione dei sieri che utilizzano vettori virali. Bisogna che la comunità scientifica vicina alle istituzioni abbia la possibilità di esprimersi con il supporto dei dati e non di ipotesi assunte sulla base di posizioni ideologiche”.
Sul difficile rapporto tra scienza e comunicazione si è espresso il giornalista Alessandro Rico: “È evidente che in molti casi la stampa si sia piegata a una vulgata allarmistica grazie ai ‘televirologi’ e altri esperti. È stato usato un approccio pedagogico che usa la scienza per fare accettare ai cittadini provvedimenti che con questa hanno poco a che vedere”. Della “diplomazia dei vaccini” ha parlato il giornalista Gianmarco Volpe: “La partita dei vaccini avrà conseguenze sugli equilibri politici ed economici a livello globale. Il modo in cui gli attori principali stanno giocando questa partita dice molto rispetto allo scopo che vogliono raggiungere. In questo contesto la Cina produce molto ed esporta moltissimo, utilizzando i vaccini come strumento di diplomazia”. Anche Sansoni ha rilevato come “la globalizzazione, in particolare dei mercati finanziari e della logistica, di fatto non è entrata in crisi con l’avvento del Covid, a essere penalizzata è stata la mobilità legale delle persone. Se i vaccini extraeuropei, come il cinese Sinovac, non saranno inseriti nella strategia del green pass potrebbero esserci forti ricadute sul commercio e sul settore turistico, un comparto che in Italia vale il 13 per cento del Pil”.
Sempre del contesto internazionale ha parlato l’europarlamentare Cinzia Bonfrisco: “Perché si parla di ‘green pass’ e non di ‘health pass’? Dovrebbe essere un certificato relativo alla salute e a nient’altro, uno strumento utile a garantire la libera circolazione tra i Paesi in un momento d’emergenza”. Bonfrisco rileva opacità anche nella gestione della centrale d’acquisti dei vaccini: “È ovvio che ci sia stato un problema nella contrattazione delle forniture, inoltre, i contratti stipulati con le aziende farmaceutiche spesso non sono pienamente visionabili persino agli stessi europarlamentari”.
“Il garante della privacy ha già bacchettato l’Ue sulla questione green pass – ha sottolineato la deputata Augusta Montaruli – Esistono esigenze economiche che impongono misure diverse a quelle a cui siamo abituati. Lo strumento del passaporto vaccinale è sproporzionato rispetto alla finalità perseguita, anche dal punto di vista del diritto alla privacy dei cittadini. Inoltre, il certificato così come è stato concepito non tiene conto dell’effettivo stato epidemiologico del Paese”. “La libertà delle persone – conclude l’esponente di Fratelli d’Italia – persone vale sempre più del mostro contro cui si combatte”.

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Sahara: leader del Polisario Ghali ricoverato in Spagna

Il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, è stato ricoverato d’urgenza in Spagna. Secondo fonti stampa, la sera del 21 aprile in un ospedale di Logroño, non lontano da Saragozza, in Spagna, il capo e segretario generale del Fronte Polisario Brahim Ghali, 73 anni, è stato ricoverato d’urgenza in un ospedale di Logroño, non lontano da Saragozza.
Secondo quanto riferito, è malato di tumore all’apparato digerente da diversi anni. Per motivi di discrezione e perché oggetto di numerose denunce presentate alla giustizia spagnola da ex membri del Polisario che lo accusano di violazione dei diritti umani, Brahim Ghali è stato ricoverato sotto il falso nome di Mohamed Ben Battouche, di nazionalità algerina.
Dopo che le sue condizioni sono peggiorate da giorni, il capo del Polisario è stato ricoverato per la prima volta a Tindouf, dove lo ha visitato il capo di stato maggiore dell’esercito algerino, il generale Saïd Chengriha. Il suo luogo di evacuazione è stato oggetto di trattative ai massimi livelli dello Stato algerino.
Poiché la Germania ha rifiutato di ospitarlo, la scelta è ricaduta sulla Spagna dopo che il presidente Abdelmadjid Tebboune ha ottenuto assicurazioni dal Primo Ministro Pedro Sanchez che Brahim Ghali non sarebbe stato indagato dalla giustizia. Un team di medici algerini ha accompagnato il leader del Polisario a Saragozza, a bordo di un aereo sanitario noleggiato dalla presidenza algerina.

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Foreign fighter in Germania: la denuncia della tv francese

L’inchiesta è stata condotta dalla tv francese M6

L’emittente televisiva privata francese M6 ha trasmesso un’inchiesta esclusiva sul pericolo del ritorno dei terroristi dalla Siria e dai teatri di guerra mediorientali in Europa. L’inchiesta lancia l’allarme su quello che definisce come una futura “Germanistan” per il ritorno di numerosi foreign fighter nel territorio tedesco tramite i balcani da Siria e Iraq dopo la sconfitta dello Stato islamico sul terreno.
Il reportage del canale francese denuncia come numerosi foreign fighter siano riusciti a spostarsi dalla Siria in Germania senza essere seguiti dalle forze di sicurezza dei paesi europei. Sulla falsariga di quella che è stato definito in passato “Londonistan”, per la presenza di terroristi in Gran Bretagna come il noto Abu Hamza, l’inchiesta lancia l’allarme per la nascita di quello che definisce una futura “Germanistan”. In particolare, è stata denunciata la mancanza di cooperazione con i paesi impegnati in prima linea nell’ambito della lotta al terrorismo come il Marocco da parte delle autorità tedesche come nel caso del marocchino Mohammed Hajib noto per la sua adesione ad al Qaeda come dimostrato da diversi video apparsi in rete.
Il reportage parla di circa 500 combattenti fuggiti dalla Siria, Iraq e Turchia in Europa con la caduta del califfato del Daesh. Questi foreign fighter si trovano ora in Germania dove si sono riconvertiti in diverse attività professionali grazie al fatto che le forze di sicurezza tedesche le considerano come persone normali.
Il reportage mostra il video di Samir, un terrorista dello Stato islamico che in alcuni filmati veniva ripreso mentre giocava con la testa delle sue vittime, e che attualmente risiederebbe con suo moglie nel sud della Germania, al confine con la Francia. Si fa l’esempio infine di altri due terroristi segnalati dall’intelligence marocchina per la loro presenza in Germania. La loro segnalazione è stata ignorata dalle autorità di Berlino. Il video mostra le foto di un altro membro dello Stato islamico, Majid, individuato in Germania come proprietario di diverse attività commerciali realizzate con fondi arrivati dalla Turchia. Il reportage accusa infine Berlino di non rispondere alle segnalazioni sulla presenza di queste persone considerate altamente pericolose per la sicurezza europea nel proprio paese.

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La rivoluzione conservatrice – spunti di discussione, idee, attualità

Appuntamento il 2 Marzo per il dibattito online

“La rivoluzione conservatrice – spunti di discussione, idee, attualità” questo il titolo del confronto che si terrà oggi, alle ore 17:30, ai microfoni di Radio 23 Settembre. Alessandro Sansoni, Alessandro del Giudice e Alessandro Maria Raffone interverranno sull’argomento spaziando dalla storia alla filosofia per analizzare il fenomeno e trovare punti di contatto con la contemporaneità. “Con questa puntata – dichiarano gli animatori della webradio – vogliamo cercare di ripercorrere un pezzo della storia tedesca andando ad analizzare come la destra (della Germania e non) abbia sempre avuto al suo interno una componente conservatrice ed una rivoluzionaria che, nonostante intrinseche differenze, in situazioni di instabilità si sono trovate a percorrere strade comuni perseguendo tuttavia obiettivi molto differenti”. “Come sempre – concludono i portavoce di Radio 23 Settembre – ciò che ci muove non è uno sterile nostalgismo ma la ferma volontà di segnare il nostro tempo andando, laddove necessario, anche a ristudiare frammenti di storia che possano fornire lo spunto per dare un apporto culturale alla società che ci circonda”. Il dibattito potrà essere seguito al link: https://www.spreaker.com/show/kulturaeuropa. Per informazioni sarà possibile contattare il numero 324 953 95 64.

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“L’arte della guerra nel XXI secolo”, il webinar

Dopo la fine della Guerra Fredda, quali forme hanno assunto i conflitti? Chi sono e come agiscono gli attori coinvolti? Su questi temi si sono confrontati i relatori del webinar “L’arte della guerra nel XXI secolo” organizzato venerdì 5 febbraio dalla rivista Incursioni, diretta da Fabio Pagano.

“Il conflitto diretto tra le potenze internazionali ha lasciato il posto all’uso di attori per procura, combattenti proxy, oppure contractors appartenenti a compagnie private”. A introdurre questa prima, fondamentale distinzione è stato il giornalista Alessandro Sansoni, direttore del mensile CulturaIdentità,il quale attraverso le categorie del “partigiano” e del “pirata”, individuate dal politologo tedesco Carl Schmitt, ha illustrato il ruolo dei contractors delle Private Military Company (Pmc) nelle guerre contemporanee. “Con la liquefazione delle identità statali e del diritto internazionale prodotta dalla globalizzazione – ha spiegato Sansoni – le Pmc acquisiscono una importanza crescente e spesso determinante nella risoluzione dei conflitti: ma esistono modelli differenti di compagnie militari private, frutto delle impronte geopolitiche delle nazioni di origine. Quelle occidentali anglo-americane tendono ad assumere un profilo di azienda privata coerente con le logiche di mercato e con il paradigma del ‘pirata (o corsaro)’, laddove quelle russe, più legate agli apparati statali, sono più aderenti all’archetipo schmittiano del ‘partigiano’, in cui ad agire da collante è il patriottismo. La Sadat turca è invece una via di mezzo tra le due, con in più la dimensione ideologica fondata sull’islamismo”.

Uno dei teatri più interessanti per osservare la guerra ibrida, e in particolare il ruolo degli attori proxy, è il Mediterraneo, ha ricordato Michela Mercuri, docente universitaria ed esperta di geopolitica dell’area mediterranea. Oggi le potenze interessate a trarre beneficio dalla destabilizzazione dell’area investono nei combattenti proxy: in primis gli Stati Uniti. La definizione di “guerra per procura” non è però unitaria e può avere numerose sfumature, come ha sottolineato il giornalista Massimiliano (Hamza) Boccolini: “E’ il caso dello Yemen: qui non sono impiegati contractors delle Pmc ma combattenti proxy e Iran e Arabia Saudita, non potendosi affrontare direttamente, si scontrano sostenendo ciascuno le milizie locali impegnate nella guerra civile”. Concludendo l’incontro la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli ha rimarcato il ruolo fondamentale nella guerra moderna della “destabilizzazione dell’opinione pubblica attraverso media e nuovi media”. Un ruolo non secondario in questo scenario è affidato ai social network: “Terrorismo e guerra cibernetica – ha aggiunto Montaruli – sono parte integrante dell’armamentario della guerra ibrida”.

Il webinar è disponibile su Youtube al link: https://www.youtube.com/watch?v=7NB3cRJTH18&ab_channel=OsservatorioGlobale

L’arte della guerra nel XXI secolo

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Conflitto nel Sahara: l’Algeria interviene e chiede l’intervento Usa

Pur sostenendo di non essere parte del conflitto nel Sahara, il Parlamento algerino è intervenuto chiedendo al neo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, l’annullamento della decisione del suo predecessore Donald Trump relativa al riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara. Nonostante il riconoscimento statunitense sul Sahara sia una decisione presa da uno Stato sovrano su cui, né il Parlamento algerino né i generali che governano l’Algeria possono fare nulla, i deputati algerini hanno deciso di entrare nel merito della questione, pur avendo ripetutamente gridato di non far parte del conflitto per decenni.

Algeri sembra dunque continuare a minare l’integrità territoriale del Marocco, cercando invano di rendere nulla la decisione degli Stati Uniti sulla sovranità del Regno sulle sue regioni meridionali.

Nella lettera che i deputati algerini hanno redatto martedì scorso da inviare a Washington si precisa che il decreto di Trump viola i principi Usa in materia. Nella lettera i parlamentari omettono deliberatamente di menzionare che la decisione Usa è solo la consacrazione di una posizione costante degli Stati Uniti negli ultimi anni, volta a includere le Province meridionali nei programmi e negli accordi degli Stati Uniti con il Regno del Marocco. Quello di Trump è dunque un decreto presidenziale pubblicato dal Registro federale, e non una posizione personale, distribuito anche agli Stati membri delle Nazioni Unite come documento ufficiale del Consiglio di Sicurezza, nelle sei lingue ufficiali dell’Onu. Il testo, infatti, ribadisce il sostegno degli Stati Uniti alla “proposta di una seria, credibile e realistica autonomia del Marocco quale unica base per una giusta e duratura soluzione della controversia sul territorio del Sahara”. 

Non mancano inoltre le critiche da parte dei dissidenti algerini, come Hisham Abboud, che in un video diffuso sui social ha rivolto aspre critiche “al Parlamento algerino” definendolo “vuoto” che non si occupa dei problemi del popolo algerino come quello degli studenti presenti nelle carceri di Algeri. Abboud ha sottolineato che “invece di adempiere al suo dovere di difendere i diritti delle persone usurpati, il parlamento algerino invia un messaggio al presidente Usa sul diritto del Polisario all’autodeterminazione”. Abboud ha invitato “i parlamentari algerini a prestare attenzione agli affari interni del paese e a determinare il destino del proprio popolo”.

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“L’arte della guerra nel XXI secolo”, oggi il webinar

“L’arte della guerra nel XXI secolo”. È questo il titolo del webinar organizzato dalla rivista Incursioni che avrà luogo oggi alle ore 18.

Asimmetrico, ibrido o per procura il conflitto tra potenze si sviluppa ormai in forme diverse da quelle classiche e il dibattito si focalizzerà su questa trasformazione, analizzando anche specifici scenari particolarmente significativi e attuali.

All’incontro interverranno Fabio Pagano, direttore di Incursioni, Michela Mercuri, docente universitario, Hamza Boccolini, giornalista, Alessandro Sansoni, direttore di CulturaIdentità, e Augusta Montaruli, deputato di Fratelli d’Italia.

Clicca qui per accedere alla conferenza.

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Forum libico a Ginevra: poche certezza e nuove domande

Sono passati solo una decina di giorni da quando le Nazioni Unite in Libia hanno sostenuto i negoziati, e i rappresentanti di tutte le organizzazioni politiche si sono già incontrati una seconda volta. Come risultato dell’incontro, i partecipanti al Forum hanno approvato il processo di elezione dei candidati delle autorità esecutive federali per il periodo della campagna. Tuttavia, i preparativi per il Forum e la sua organizzazione hanno lasciato più domande che risposte. Innanzitutto, l’incontro in sé non si è svolto nel territorio libico, come volevano i libici, ma in Svizzera. Il processo di votazione è stato effettuato da remoto. Una procedura che mette in discussione l’oggettività della votazione stessa. È importante notare che tutti i delegati del Libyan Political Dialogue Forum (LPDF) sono stati approvati dall’ONU e rappresentati principalmente dai politici fedeli al GNA e ai Fratelli Musulmani. Sono questi che hanno determinato l’esito della votazione. Ciò conferma il fatto che la stragrande è stata semplicemente utilizzata e la trasparenza del voto è quindi messa i discussione. Per questo, ancora una volta, le azioni dell’UNSMIL sono state criticate dalla comunità libica. Bisogna anche considerare che l’inviato speciale ad interim per la Libia, Stephanie Williams, è stato sostituito a causa della scadenza del mandato il 4 novembre 2020. L’inviato speciale ad interim per la Libia sarà ora Jan Kubis. I membri del gruppo terroristico dei Fratelli Musulmani rappresentati durante la LFPD dal partito Justice and Construction, si sono opposti alla sostituzione di Williams in quanto la nomina del nuovo capo della missione Onu in Libia minaccia di sconvolgere i loro piani. Il risultato è che i rappresentanti delle Nazioni Unite stanno prendendo decisioni affrettate sulla formazione di un nuovo governo di transizione in Libia e sull’elezione dei suoi membri. Il popolo libico ha bisogno di più tempo per capire cosa sta succedendo e per prendere la decisione giusta sui candidati candidati delle sorti del Paese prima di scegliere il capo dello Stato. Le elezioni in Libia dovrebbero tenersi il 24 dicembre 2021: questa data è stata fissata in occasione dei primi negoziati inter libici svoltisi in Tunisia. Secondo le Nazioni Unite, questa procedura dovrebbe avere un effetto benefico nel raggiungimento di una vera tregua e nel preservare fornito della Libia. Tuttavia, l’elezione del nuovo capo della Libia, dettata dagli interessi dei paesi occidentali, non risolverà i problemi esistenti, ma ne creerà solo di nuovi.