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La soluzione della crisi ucraina priorità strategica dell’Europa

L’Ucraina come stato fallito e l’Europa: era questo il tema della videoconferenza organizzata dall’associazione Incursioni che si è tenuta ieri pomeriggio in formato online.

All’appuntamento hanno preso parte l’assessore alla cooperazione internazionale della Regione Piemonte Maurizio Marrone, il filosofo Diego Fusaro, il sociologo Fabrizio Fratus, il giornalista Alessandro Sansoni, il vicepresidente di Gioventù Nazionale Francesco Di Giuseppe e Alessandro Del Giudice del progetto editoriale KulturaEuropa.

I partecipanti hanno preso in esame e commentato le condizioni politiche, economiche e sociali in cui versa l’Ucraina a distanza di sei anni della rivolta dell’Euromaidan. I relatori alla conferenza si sono soffermati sulle recenti tensioni nella zona cuscinetto che separa le province autonome “ribelli” del Donbas e di Luhansk in concomitanza con la “visita del segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin in Ucraina del 19 ottobre durante la quale il capo del Pentagono ha confermato al presidente Zelens’kyj il sostegno di Washington all’Ucraina in chiave anti-russa”. Un sostegno significativo, giunto a pochi giorni dall’arresto dell’ufficiale del Centro Congiunto per il Controllo e il Coordinamento del regime di cessate il fuoco (JCCC) della Repubblica Popolare di Luhansk (LPR) Andriy Kosyak, avvenuto il 13 ottobre e che potrebbe determinare un aumento della conflittualità.

Secondo Sansoni, che ha aperto i lavori, “la crisi Ucraina è un fattore di destabilizzazione per l’Europa, che a causa del regime sanzionatorio ai danni di Mosca ha già determinato gravi ripercussioni negative per l’economia degli stati dell’Unione Europea e dell’Italia in particolare”, che ha dovuto rinunciare alla realizzazione del gasdotto South Stream, oltre ad un abbattimento del proprio import-export con la Federazione Russa. D’altronde il tema energetico resta cruciale “e se la Germania ha potuto, nonostante le sanzioni, portare a termine il North Stream 2 – ha aggiunto – è anche vero che la richiesta di ingresso nella compagine societaria della compagnia di stato ucraina Naftogaz, supportata da Washington, potrebbe determinare un ritardo nella messa in servizio del gasdotto”.

Per Diego Fusaro quanto è accaduto con la rivolta del 2014 è “l’ultimo atto di un processo di atlantizzazione dello spazio ex sovietico, messo in atto da Washinton nei decenni successivi alla caduta del Muro di Berlino” e l’estromissione di Kiev dalla sfera di influenza di Mosca, con l’effetto di compromettere le relazioni euro-russe, è un classico esempio di quello che il politologo tedesco Carl Schmitt chiamava raumfrende Macht, l’intervento di una potenza extraregionale (in questo caso gli USA che hanno accompagnato la rivolta di Euromaidan) a favore di un paese e ai danni di un altro, ma con effetti positivi esclusivamente per gli interessi della potenza estranea al contesto.

Proprio sulle gravi ripercussioni di cui è attualmente vittima la popolazione ucraina, non solo quella russofona, dal punto di vista economico e sociale e della frantumazione delle strutture statali, dovute a un pluriennale conflitto civile, configurano l’Ucraina come “stato fallito”, incapace di garantire il benessere di tutti i suoi cittadini. “Il rischio – ha sottolineato Marrone – è quello di avere anche in Ucraina un ‘effetto Afghanistan’ qualora Washington allentasse il proprio sostegno a Kiev, con un eventuale aumento dell’ostilità nei confronti della popolazione delle province orientali da parte dei gruppi nazionalisti ucraini in cerca di una soluzione rapida del conflitto”. “L’Unione Europea, e per la sua parte anche l’Italia, hanno il dovere, oltre che l’interesse, ad assumere una forte iniziativa negoziale per evitare un’escalation”, ha concluso.

Il beneficiario dell’Ucraina come “stato fallito” – rilevano i relatori – sono gli Stati Uniti, che usano il paese per destabilizzare le relazioni tra Europa e Russia.

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